Nella memoria collettiva, nella verità narrativa, nel dramma personale e nella gioia comunitaria… il pensiero dell'uomo è alla base della sua libertà. Questo è il blog di Marco Caporicci ;)
1 gen
Il mio umore:
Cool
Auguri, auguri e auguri!
Certo, sono solo tre questi auguri (ora sono quattro)… non riesco a scrivere, neppure col copia incolla, per arrivare a 2009.
Ma sono gli auguri (cinque) che voglio inviarvi, sperando che giungano urbi et orbi, pieni di buoni sentimenti e propositi.
Non faccio l’ipocrita, non vi dico “che vi sia l’amore ogni giorno della vostra vita”. Certo, avrei la tentazioni di dirvi che “ogni vostro desiderio possa diventare reltà” ma.. no, non lo farò!
Vi auguro piuttosto che siate più felici di come già siete ora, che sappiate essere in pace col mondo e con voi stessi, che non abbiate mai a pentirvi di qualcosa che farete e che sappiate riconoscere il dono della gratuità e della responsabilità nella vita di tutti i giorni.
Vi abbraccio, virtualmente, e ancora auguri (e sono sei)!
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29 dic
Il mio umore:
Su di giri
Non so se a voi farà lo stesso effetto, ma appena l’ho visto io ho riso a crepapelle!
Geniali, veramente!
14 giu
Quando si parla di musica mi invitate a nozze. La adoro e chi mi conosce sa bene quanto sia vera questa affermazione.
Certo, son selettivo e molto. Non mi piace il pop commerciale, la disco contemporanea (che music non è), non mi piacciono le boy band adolescenziali e quanto faccia strappare i capelli. Prediligo, con alcune pregevoli eccezioni – leggasi Fiorella Mannoia, i cantautori, ovvero quelli che sanno coniugare l’arte poietica, del fare musica, con l’ispirazione innata frutto del genio e del consiglio divino. Adoro la musica classica, quell’immensa capacità astratta e pura di riproduzione musicale che fuoriesce da uno spartito fitto di note. Una musica totalmente diversa e molto più complessa dei nostri quattro accordi, ma decisamente più affascinante da ascoltare.
Esiste poi un ulteriore genere musicale, quello Folk acustico. Il Folk, nella sua etimologia, è una musica che afferisce al popolo, alla tradizione cantata, alle contaminazioni linguistiche ed etniche, alla strumentazione immediata e non sofisticata. Quando questo si unisce al criterio acustico abbiamo dei capolavori. L’acustico è, per semplificare, l’unplugged, la spina staccata degli strumenti elettrici e degli amplificatori distorti. Suono puro, si potrebbe dire.
Ricapitoliamo: abbiamo una musica che parla un linguaggio semplice, non banale, e pieno di senso per l’uomo che sa ritrovare se stesso in questo codice astratto; abbiamo una strumentazione acustica, senza distorsioni o microfoni, quindi strumenti che sanno suonare da soli: una chitarra acustica, dei fiati, delle percussioni (non la batteria), un violino e lo strumento più naturale che esiste: la voce; abbiamo dei testi delicati e profondi; in più a quanto detto abbiamo un plenilunio d’estate, un parco isolato, il più possibile, dai rumori della città; abbiamo una persona da ricordare (cercate il nome Lorenzo nel Link).
Abbiamo un concerto alla luna dove i protagonisti sono gli Acustimantico, uno dei gruppi più in gamba dello scenario musicale italiano. Sono loro il soggetto implicito di quanto da me riepilogato: loro che sono in grado di creare questa sintesi e di rivolgerla al pubblico, sempre presente e silenzioso, in una sinestetica alchimia tra profumi di terra e verde, profumo di notte e di vino rosso, colore della musica e suono di insieme.
Mercoledì 18 giugno, al Parco della Caffarella si esibiranno nel loro ormai abituale Concerto alla Luna. Uno spettacolo da non perdere, bellissimo e melanconico, struggente e romantico, onirico e sensuale.
Concludo con una canzone degli Acustimantico, ovviamente, sperando che sia ben augurante per la serata e per quest’estate che verrà.
Ciao
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PS
Purtroppo non potrò essere presente e non sapete quanto mi dispiaccia e stia rosicando. Chi va è pregato di commentare e raccontare, grazie!
26 mag
Chi mi conosce personalmente, come dal resto anche chi spulcia le mie cosette su internet, sa quanto sono De gregori addicted. Lo seguo sin da quand’ero bambino, circa 9, 10 anni, e mettevo in continuazione la cassetta La storia siamo noi, una raccolta di ancor più vecchi successi. Da quel momento in poi la conoscenza del cantautore romano non ha fatto altro che divenire sempre più corposa in qualità e numero di sue canzoni, grazie anche all’opera di un mio compagno di liceo che mi introdusse, tramite altrettante cassette copiate da vinili, ad alcune tra le sue canzoni meno conosciute.
Amore al primo ascolto, inutile dirlo, canzone dopo canzone e rewind dopo rewind.

Il tempo però passa per tutti, me compreso, e la produzione del buon Francesco assunse stili che divisero sempre più la folla, pur affezionata e costante nel seguirlo.
Album particolari, rivalutati poi nel tempo, furono Amore nel Pomeriggio e, dopo quattro anni di assenza di materiale inedito, Pezzi. Diversi per costruzione musicale, per linguaggio e per band annessa. Diversi perché intervallati da diosolosaquanti live o robacce del genere.
L’animo rock di Pezzi, per certi versi analisi di una società contraddittoria e infelice perché divisa fin dal suo interno, lascia il posto a Calypsos, album decisamente più intimo che ha come oggetto il cuore, i suoi sentimenti e i suoi luoghi.
Un tentativo di completare un quadro esistenziale (?) viene qui pensato e reso forma musicale attraverso l’uscita di Per brevità chiamato Artista.
Lo ammetto: al primo ascolto l’ho definito imbarazzante. Perché? Perché ci sono alcune canzone che proprio non mi entrano, che non le vedo per nulla in questo (come dal resto in nessuno) degli album con tag Artist corrispondente a De Gregori.
Andiamo però per ordine e vediamone una per una, cercando di analizzarla con calma e onestà (la mia onestà, ovviamente
).
Doppio come l’innocenza, se fosse Abele sarebbe Caino [...]
Perdonami se sto lontano e cercami vicino [...]
Invitali stasera a cena basta che mi chiami
Ascoltami parlare e lacrimare insieme [...]
Ma tu davvero lo vuoi vedere? Chi vuole scendere scenda pure ma chi c’è stato non ne vuole più sapere [...]
E cantò l’Ave Maria, almeno i versi che ricordava mentre fissava sui vecchi muri la propria ombra che lo seguiva
Come sabbia nel tempo di trasformava
e però esisteva
e si incarnava
e a volte ero sicuro che nasceva
e che ricominciava
non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume
ma il tempo è inesorabile
lascia che cada il foglio dove sta scritto il nome [...]
e non guardare il tempo
il tempo non ha senso;
domani sarà tempo
di cose nuove
Cosa resta di tutto ciò? Tristezza ma certezza che è solo un’esperienza che forse potrà essere rinnovata
ed ho provato un poco di tristezza
ma nemmeno tanto
Un bel disco, tutto sommato, che può piacere sempre più attraverso un ascolto continuo. Resta la mia diffidenza per talune canzoni.
25 mag
Di chi è la notte se non di chi tende all’alba e lì dirige lo sguardo e il pensiero?
Di chi è la notte se non di chi confonde l’orario segnato dall’orologio e incautamente continua il suo cammino?
Di chi è la notte se non degli amanti che nel contatto delle loro labbra e del loro sesso giungono fino all’eterno e all’infinito?
Di chi è la notte se non degli amici che sorridano e scherzano l’un l’altro senza termine e decenza?
Di chi è la notte se non di chi spergiura e grida alla luna il suo inconsolabile dolore?
Di chi è la notte se non di chi gioca e seduce?
Di chi è la notte se non di chi cresce e sperimenta, sbaglia, cade e si rialza?
Di chi è la notte se non di chi pone al buio ogni sua opera sperando che altri non vedano e non sentano?
Di chi è la notte se non di chi vuol conoscere e assaporare il gusto della vita?
Di chi è la notte se non di chi scherza e si diletta a stuzzicare l’altro?
Di chi è la notte se non di chi ascolta la musica e ne gusta il suo significato nel surreale silenzio intorno a lui?
Di chi è la notte se non di chi egoisticamente vuole o melanconicamente lascia?
Di chi è la notte se non dell’amico che attende invano amici?
Di chi è la notte se non di chi è in attesa e attendendo sospira e sospirando soffre?
Di chi è la notte se non di chi prega che giunga la luna a illuminare le lacrime sul suo volto scuro?
Di chi è la notte se a narrarla son io che non ho queste notti?
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