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Cogito ergo sum …liber!



Nella memoria collettiva, nella verità narrativa, nel dramma personale e nella gioia comunitaria… il pensiero dell'uomo è alla base della sua libertà. Questo è il blog di Marco Caporicci ;)

He can, i could (not)

Il mio umore: Incerto emoticon Incerto

Et voilà, o meglio: here He comes!
Eccolo qua, appena giurato e sfornato, il nostro (loro) 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America.

La speranza di&con Obama

La speranza di&con Obama

Yes, He can!
Lui può divenire presidente degli USA. Può parlare alla nazione, può lanciare temi e tematiche.
Sia ben chiaro: non è un santo o un profeta. Concordo con chi dice che è esagerato parlare di lui come il salvatore del mondo.
Il suo discorso è stato privo di ogni retorica; senza immagini forte, simbolicamente contraddistinte. Anche qua, chi si aspettava un nuovo discorso alla Martin Luther King ha dovuto ricredersi, forse un po’ deluso. No, signori: questo discorso è stato vago, generico, ma concreto quanto basta nell’indentificare alcuni elementi chiave del suo pontif.. ops.. governo alla White House.

Yes, He can!
Lui può parlare accusando i colpevoli della crisi economica in corso, può lanciare messaggi su ciò che farà a livello di infrastrutture, può dire che l’ambiente è un nodo cruciale per l’ecologia (ed economia) globale dei prossimi anni.
Lui può invocare una sanità più giusta così come può parlare di una scuola che deve servirsi delle tecnologie per crescere insieme alla società.

Yes, He can!
Può, legittimamente e in continuità con G.W. Bush Jr, invocare un pugno duro verso i terroristi (chi non lo farebbe?) ma può anche dire, qui forse la retorica è presente, che non sono i carrarmati o la violenza a garantire e giustificare la necessità della pace, bensì i dialoghi e le relazioni internazionali.
Può prendersela contro chi “fa quello che gli pare”, maliziosamente intendendo che molte delle guerre finora portate avanti sono state figlie di capricci: lui può!

Yes, He can!
Sì, lui può e l’ha fatto. Chiaro, pratico e sintetico. Con l’indice puntato e con il palmo della mano aperto, insieme. Nonché con lo sguardo aperto, che mira verso l’orizzonte. Sì, lui può dare speranza, non vana ma più concreta del tanto fumo con il quale i suoi colleghi possono riempire intere pagine di discorsi.

Yes, He can but… could I too?
Qui no, non so proprio. Parlavo di speranza (quella con la s minuscola eh, sia bene inteso). Posso confidare anche io nella politica per sperare di avere un mondo migliore?
Non parlo di un mondo eccessivamente migliore… ma insomma… capiamoci!
Un mondo dove lavorare non è una chimera ma un diritto, impegnarsi un dovere e meritarsi il posto un diritto e dovere.
Un mondo dove l’ambiente non è solo il luogo dei miei propri affari (my own business, potrebbe dire Obama), ma l’accogliente dono della creazione divina da rispettare, su cui puntare e, gentilmente, utilizzare perché il dio denaro sporco di petrolio e sangue non governi le nostre vite.
Un mondo dove scuola e società vadano a braccetto assieme, non siano distanti e si sappiano educare e governare l’un l’altra.
Un mondo dove la tecnologia non venga pensata anacronistica dai non digital-native, incrementando così il digital-divide bensì sia integrata e utilizzata al meglio. Penso a dei database congiunti tra i diversi ministeri, l’eliminazione del cartaceo, la creazione e la gestione delle aule multimediali, e così via.
Un mondo dove chi ci governa ha lo sguardo verso l’alto perché ha fiducia in sé, nel mondo e in Dio e non perché ha fatto troppi lifting.
Un mondo dove c’è qualcuno che mi guarda negli occhi, ricorda le nostre origini storico-culturali, parla un linguaggio chiaro e mi dice: sì, tu puoi.

Could I then?
No, I could not; at least not now, dear Obama.

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  • Filed under: myself, politica
  • Essere italiani

    Ciao a tutti e bentrovati in questo afosissimo (non so voi ma io sudo, anzi, il sudore mi esce manco fossi una fontanella) agosto.
    Vi scrivo che sono tornato da una prima tornata di vacanza in quel della Croazia, sull’isola di Brac. Vacanza bella e riposante, piena di bei panorami e un bel mare… quando il sole si degnava di affacciarsi (vero, Yuki? ;) )! Colgo l’occasione per invitarvi alla visione delle foto già pubblicate sul mio solito fotoblog: potete commentare pure lì le foto, lo sapete?

    Torniamo però al titolo del post, titolo – ve ne sarete accorti – impegnativo e a rischio di banalizzazione pura da parte mia.

    Il dito medio di Bossi

    Ormai è diventato un modo di dire, ma spesso mi trovo a chiedere di fare vacanze o di visitare posti al netto degli italiani, ovvero senza che alcun chi di italico incroci il mio quieto camminare.
    Perché?
    Perché spesso (evito la prima, grande, generalizzazione) gli italiani all’estero sono insopportabili, molto più di quanto spesso lo siano qui in Italia.
    Siamo abituati al nostro folklore, tanto che consideriamo normale – accettandolo – che si può parlare a voce alta anche senza l’effettiva presenza di rumore, o che in una fila si fa prima a passare per le vie laterali. Abbiamo esternato con fin troppa gioia (io ero uno di questi) la nostra vittoria al Campionato del mondo del 2006 e da bravi conquistatori pensiamo di poter espandere la nostra supremazia un po’ ovunque. Supremazia da ingegno, da artefizio, da “fatta la legge si trova l’inganno”, da conquistatori accaldati, da chi può far tutto senza che gli si venga detto niente, da chi ha (lo disse Berlusconi forse pensando che anche questo fosse merito suo) il bel tempo e la buona cucina.
    I paesi che ci ospitano hanno ormai capito l’andazzo della nostra, tutta presunta, supremazia. E si sono attrezzati, in strutture e spirito per bene accoglierci. Ricordo nel mio ultimo viaggio a Praga, città che amo moltissimo, una discreta ostilità verso noi italiani soprattutto da parte delle istituzioni, così come non vorrei mai trovarmi a discutere con qualsivoglia polizia dei vari stati giustificandomi, oltre che per una presunta colpa, anche per un certo stereotipo in cui si cadrebbe.
    Sottilizzando ancor di più (e strizzando l’occhio al rischio) si potrebbe dire che alcuni italiani, tra i tanti, perseverano nel loro essere provinciali. Sì, sapete di chi parlo e so pure che qualcuno di loro leggerà questo post. Cari partenopei, perdonatemi, ma talvolta alcuni di voi sono realmente arroganti, maleducati e omm’e niente. Specie in nave, specie in quei posti dove il resto del mondo è in silenzio e nel rispetto dei propri vicini, specie ovunque il vostro parlare ad alta voce (avete paura di essere inascoltati?) rompe la quiete di un luogo.
    Non siete i soli, lo ammetto, ma siete i più.

    Torna allora la domanda iniziale: come rispondere alla mia autoctonofobia quando sono all’estero? Quali sono i criteri (ce ne sono?) affinché possiamo tranquillamente definirci italiani e vivere bene con il mondo?
    Difficile se non impossibile rispondere a questa domanda, il rischio è cadere nello stesso luogo comune nel quale ho rischiato di cadere prima.
    Siamo onesti: ci sono alcune cose ancora comunemente condivise e rispettate dagli altri. Gli altri sanno che molto spesso le nostre capacità sociali sono positive, che sappiamo sorridere ed essere calorosi, che sappiamo farci accogliere e che rispondiamo con l’affetto. Sanno che dalla nostra parte c’è una non rara capacità di ingegnarsi, non per cercare il dolo, ma per cercare di venir fuori alle difficoltà con leggerezza e disimpegno. Sanno pure che l’incontro con un italiano che rispetta ed è educato ripaga dei tanti a-educati irrispettosi compatrioti.
    Noi stiamo perdendo quel senso di italianità che a fatica abbiamo contruito nella storia, facendoci strada tra i molti conquistatori di terre e i pochi, ma più radicali, conquistatori d’anime. Tra questi ultimi non siamo ancora riusciti a far da parte il caimano, quello che più ha imposto e inculcato nella nostra testa l’idea di un modo di vivere decerebrato, amorale e quanto più individualistico possibile.

    Se portassimo avanti la nostra capacità di rispetto, di umili tentativi di inserirsi – pur se nel breve tempo di una vacanza – nella cultura dei luoghi che visitiamo, sapessimo confonderci nel silenzio dei luoghi che visitiamo, sapessimo ascoltare il rumore del vento e il colore delle onde, trovassimo l’audacia di parlare qualche parola nella lingua del posto (oltre che a un almeno decente inglese), se capissimo che il mondo non è ai nostri piedi semmai noi al cospetto di luoghi e territori da lasciare uguali, se non in condizione migliore di come li abbiamo trovati…. se insomma riuscissimo a fare tutto questo, non potremmo godere di una migliore considerazione da parte degli altri?

    Eppure ci vuole poco, realmente. Basta uscire un po’ da se stessi e dal provincialismo della propria coscienza e capire cosa dicono gli sguardi della gente dei luoghi di vacanza. Cosa loro esprimono e cosa cercano di comunicarti. Basta essere un po’ meno italiani per essere ancora più italiani al ritorno in patria… e non c’è dito medio che tenga.

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  • Filed under: myself, politica
  • Fratellanza italica

    Bandiera italianaBuon 2 giugno a tutti!
    Vabbè, non che sia così patriottico da mettere bandiere o chissà che cosa, però son feste belle: ci dobbiamo tenere un po’ tutti e sempre assieme dobbiamo pure compiere una riflessione.
    Nel titolo parlavo di fratellanza italica; già, siamo in grado di compiere una vera e propria fratellanza in questo paese pieno di contraddizioni e di rifiuto dello straniero?
    Non siamo forse noi che da millenni abbiamo sul nostro suolo le più svariate popolazioni, noi stessi incrocio e innesti di sangue, razze e culture? Non siamo forse il paese di riferimento di un Mediterraneo che ha perso la sua coscienza storica? Non abbiamo per secoli esportato cultura, arte, musica e calore umano prima ancora che vergogna, mafia e conflitti d’interessi? Non siamo forse stati noi i primi clandestini in terre straniere?

    Buon 2 giugno allora e siamo consapevoli di far parte di un paese straordinario e pieno di risorse, terra bellissima e disgraziata (come diceva Borsellino parlando della Sicilia), che chiede solo un patriottismo di umana fattura e non di un cieco contrattualismo xenofobo.

    Saluto e concludo con l’inno, ovviamente, interpretato e suonato (niente cantato, per il testo rivolgetevi altrove) in chiave Jazz!

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    I miei cinguettii

    notturno79notturno79: RT @spinozait: La nuova Multipla sarà prodotta dai serbi. Già esperti in crimini contro l'umanità. [fedgross]
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    notturno79notturno79: Ho aggiunto "Acquarelli" alla mia libreria aNobii http://i.anobii.com/e900cc
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    notturno79notturno79: Ho aggiunto "Francesco De Gregori" alla mia libreria aNobii http://i.anobii.com/347fe9
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    notturno79notturno79: RT @spinozait: Gli hotel abruzzesi cacciano gli sfollati. "Questo albergo non è una casa!" [orio]
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    notturno79notturno79: RT @antefatto: Un tipo con i tacchi, con il cerone, con i capelli finti e piuttosto sovrappeso ironizza sull’aspetto fisico della Bindi
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    notturno79notturno79: RT @spinozait: Capezzone: "L'Onu si occupi di dittature". Dev'essere la settimana della prevenzione. [archi il leone]
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    notturno79notturno79: @Chiara_d_i_ Sta messo benissimo, sì. :P
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    notturno79notturno79: @Hifey82 Yes, the default one! Or: touiter, seemsic, tweetcaster, twitdroyd, twica....
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