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	<title>Cogito ergo sum ...liber! &#187; de gregori</title>
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		<title>La brevità dell&#8217;essere artisti</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 10:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[myself]]></category>
		<category><![CDATA[de gregori]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Chi mi conosce personalmente, come dal resto anche chi spulcia le mie cosette su internet, sa quanto sono De gregori <em>addicted</em>. Lo seguo sin da quand&#8217;ero bambino, circa 9, 10 anni, e mettevo in continuazione la cassetta <em>La storia siamo noi</em>, una raccolta di ancor più vecchi successi. Da quel momento in poi la conoscenza del cantautore romano non ha fatto altro che divenire sempre più corposa in qualità e numero di sue canzoni, grazie anche all&#8217;opera di un mio compagno di liceo che mi introdusse, tramite altrettante cassette copiate da vinili, ad alcune tra le sue canzoni meno conosciute.<br />
Amore al primo ascolto, inutile dirlo, canzone dopo canzone e rewind dopo rewind.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone aligncenter" src="http://brightcove.vo.llnwd.net/d2/unsecured/media/315799705/315799705_342344696_aecd87b127137a4d862b8f6663def36bc599128f.jpg" alt="Un giovane De Gregori" /></p>
<p>Il tempo però passa per tutti, me compreso, e la produzione del buon Francesco assunse stili che divisero sempre più la folla, pur affezionata e costante nel seguirlo.<br />
Album particolari, rivalutati poi nel tempo, furono Amore nel Pomeriggio e, dopo quattro anni di assenza di materiale inedito, Pezzi. Diversi per costruzione musicale, per linguaggio e per band annessa. Diversi perché intervallati da <em>diosolosaquanti</em> live o robacce del genere.<br />
L&#8217;animo rock di Pezzi, per certi versi analisi di una società contraddittoria e infelice perché divisa fin dal suo interno, lascia il posto a Calypsos, album decisamente più intimo che ha come oggetto il cuore, i suoi sentimenti e i suoi luoghi.<a href="http://www.amadeus.roma.it/blog/wp-content/uploads/2008/05/folder.jpg" rel="lightbox[5]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-6" style="float: right;" title="Copertina" src="http://www.amadeus.roma.it/blog/wp-content/uploads/2008/05/folder-150x150.jpg" alt="Copertina di Per brevità chiamato Artista" width="150" height="150" /></a><br />
Un tentativo di completare un quadro esistenziale (?) viene qui pensato e reso forma musicale attraverso l&#8217;uscita di <em>Per brevità chiamato Artista</em>.<br />
Lo ammetto: al primo ascolto l&#8217;ho definito <strong>imbarazzante</strong>. Perché? Perché ci sono alcune canzone che proprio non mi entrano, che non le vedo per nulla in questo (come dal resto in nessuno) degli album con tag Artist corrispondente a De Gregori.<br />
Andiamo però per ordine e vediamone una per una, cercando di analizzarla con calma e onestà (la mia onestà, ovviamente <img src='http://www.amadeus.roma.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  ).</p>
<ol>
<li><strong>Per brevità chiamato artista:</strong> Un discreto valzer, la voce viene qui accompagnata da un violino e leggeri cori di sottofondo. Una vita d&#8217;artista è un vivere due o più vite, un doppio continuo che deve sempre e comunque portarti alla ribalta in una forma di protagonismo.<br />
<blockquote><p>Doppio come l&#8217;innocenza, se fosse Abele sarebbe Caino [...]<br />
Perdonami se sto lontano e cercami vicino [...]<br />
Invitali stasera a cena basta che mi chiami</p></blockquote>
</li>
<li><strong>Finestre Rotte:</strong> Un tentativo di creare un ambiente swing ma con pesanti ridondanze nel testo. Forse è un&#8217;analisi di qualche aspetto contemporaneo ma niente, non mi convince.</li>
<li><strong>Celebrazione:</strong> Migliora ad ogni ascolto, sebbene il materiale sonoro di questa canzone non è assolutamente innovativo, anzi: un incrocio tra due o tre sue canzoni. Resta bello però il percorso che De Gregori continuamente compie quando deve raccontare il mondo attorno a sé (il suo mondo?) e lo fa semplicemente utilizzando i suoi accordi più comuni, concentrandosi quindi su un testo, che rivela dei preziosismi:<br />
<blockquote><p>Ascoltami parlare e lacrimare insieme [...]<br />
Ma tu davvero lo vuoi vedere? Chi vuole scendere scenda pure ma chi c&#8217;è stato non ne vuole più sapere [...]</p></blockquote>
</li>
<li><strong>Volavola:</strong>Una bellissima canzone, dolce e melanconica, che però per il suo essere <em>popolare</em> non la vedo precisamente in questo album. Resta il fatto però che l&#8217;uso della doppia voce, del pianoforte voce narrante principale in duetto con la voce cantante rendono questa canzone un inno alla leggerezza e all&#8217;amore per la vita</li>
<li><strong>Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra:</strong> Non mi interessa se è una cover di Dylan. Non è un buon motivo per un titolo così lungo! La litania del <em>giorno di pioggia</em> continua ininterrotta per parecchi minuti e poco ci lascia dell&#8217;inquietudine di una vita ancorata a terra nella sua provvisorietà e incertezza dalla pioggia, inviata da un dio forse un po&#8217; troppo crudele. Resta quindi una canzone leggera, cantabilissima, forse troppo leggera</li>
<li><strong>L&#8217;angelo di Lyon:</strong> a me piace. Un testo strano, forse legato ad una conversione di uno stregone, un emarginato comunque, che compie un viaggio nell&#8217;entroterra francese vestito male e alla ricerca di un <em>angelo del paradiso</em>. Ho i brividi nel sentirla, ogni volta che la sento. Bellissima, inoltre, la frase<br />
<blockquote><p>E cantò l&#8217;Ave Maria, almeno i versi che ricordava mentre fissava sui vecchi muri la propria ombra che lo seguiva</p></blockquote>
</li>
<li><strong>Carne umana per colazione:</strong> Non riesco a decifrarla ma il mio senso estetico comunque giudica ed esprime il suo pollice verso. Quell&#8217;<em>Ehi</em> è ignobile&#8230; Forse il gioco è proprio qui, rende ridicolo (nel ritmo e nella sua espressione) un mondo che sta divenendo sempre più distrutto al suo interno, tanto da servire carne umana per colazione. <em>Hey</em>, non potevi utilizzare una forma migliore? <img src='http://www.amadeus.roma.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </li>
<li><strong>L&#8217;imperfetto:</strong> dopo Passato Remoto, De Gregori compie un&#8217;ulteriore esplorazione del libro della grammatica italiana andando a scegliere come verbo quello dell&#8217;imperfetto. La canzone è molto interessante, bella anche musicalmente. L&#8217;utilizzo di questo verbo, usato comunemente in ogni forma di canzone, mette l&#8217;ascoltatore in una condizione di un passato né concluso né ancora compiuto in un presente che è possibile ancora modificare, cambiare, dandoci una speranza concreta.<br />
<blockquote><p>Come sabbia nel tempo di trasformava<br />
e però esisteva<br />
e si incarnava<br />
e a volte ero sicuro che nasceva<br />
e che ricominciava</p></blockquote>
</li>
<li><strong>L&#8217;infinito:</strong> bella, triste e accorata. M&#8217;è sempre piaciuta e non la vedo assolutamente un esercizio retorico. Molti hanno letto la firma conclusiva dei lavori del <em>principe</em>, quasi come un testamento artistico. Non ci voglio credere. Mi sembra più la visione di un&#8217;artista al termine di uno spettacolo, di un tour o comunque di una sua esperienza particolare. Una conclusione dell&#8217;arte nella sua visione più scenica e teatrale, come una risposta all&#8217;<em>Eccomi qua</em> della Valigia dell&#8217;attore. Sono conclusi i giochi, c&#8217;è la voglia continua alla fama che resterà delusa<br />
<blockquote><p>non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume</p></blockquote>
<p>ma il tempo è inesorabile</p>
<blockquote><p>lascia che cada il foglio dove sta scritto il nome [...]<br />
e non guardare il tempo<br />
il tempo non ha senso;<br />
domani sarà tempo<br />
di cose nuove</p></blockquote>
<p>Cosa resta di tutto ciò? Tristezza ma certezza che è solo un&#8217;esperienza che forse potrà essere rinnovata</p>
<blockquote><p>ed ho provato un poco di tristezza<br />
ma nemmeno tanto</p></blockquote>
</li>
</ol>
<p>Un bel disco, tutto sommato, che può piacere sempre più attraverso un ascolto continuo. Resta la mia diffidenza per talune canzoni.</p>
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