Nella memoria collettiva, nella verità narrativa, nel dramma personale e nella gioia comunitaria… il pensiero dell'uomo è alla base della sua libertà. Questo è il blog di Marco Caporicci ;)
16 gen
“Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”
Marco 6,10-11
5 gen

Piena di significati ulteriori, è l’immagine più bella mai vista…. sto ridendo con le lacrime da circa 20 minuti
Saluti e buon anno!
28 dic
27 dic
Alla fine ce l’avete fatto, figli illegittimi di un Dio che spero mai vi possa dare accesso a quel finto paradiso che vi siete creato, come idolo bagnato di sangue, dalle vostre mani.
Vale la pena ricordare una frase che spesso viene detta e che conserva intatto il suo profondo significato: Avete ucciso una persona, non il suo ideale.
Non sono un grande conoscitore di tutte le complesse e delicate situazioni mediorentali, ma basta poco per vedere la sottile, immensa, differenza che scorre tra chi la Democrazia pensa di esportarla al peso delle armi (vero, ignobile Bush?) e chi la costruisce con la sensibilità e la presenza, con l’esempio e con il, purtroppo, martirio.
Spero che la morte della Bhutto possa servire al popolo afgano come riscatto e autodeterminazione nel rincorrere quegli ideali di democrazia che non sono solo appannaggio dgli occidentali, ma degli uomini che vogliono fondare la loro vita sulla libertà e sulla rappresentatività, sul rispetto e sulla pace, nonché su una religione che non grida a Dio vendetta e odio, quanto amore e lode.
La Bhutto si va a inserire alla già affollata lista dei nemo profeta in patria, di quelli che per il bene del loro popolo (e dell’umanità) da questi hanno trovato solo disprezzo e morte.
Intercedi per noi, ora che sei al cospetto dell’unico grande Dio, martire Bhutto. Intercedi per la libertà e la pace. Intercedi per una fede verso un Dio misericordioso. Intercedi per noi.
24 dic
Forte di pomeriggi in cui ho assaporato nuovamente il dolce gusto della parola DORMIRE, segno che le vacanze sono già iniziate e che, per poterle definire tali, servono delle occasioni di festeggiamento…
approfitto di questo post e della giornata odierna, 24 dicembre, che mi dicono essere pure un giorno di vigilia, per farvi gli auguri a modo mio:

Il mio augurio, infatti, non è tanto di un Santo Natale quanto di una Santa Natività.
Gioco linguistico? No, realtà fattuale.
Ormai siamo abituati a festeggiare il Natale poiché è tradizione. Milioni di persone in giro a cercare il regalo migliore, trovando solo stress, confusione, nervosismo e una sana ipocrisia del “siamo tutti più buoni”.
Noi, o almeno chi ci crede, festeggia la Natività, ovvero uno dei più grandi paradossi cristiani di un Dio che si è fatto sì uomo, ma soprattutto si è fatto bambino.
Lascio a chi sa più di me di continuare, teologicamente, la storia della salvezza e della rivelazione.
Mi permetto solo di concludere col senso di grazia che emana da questa festa: se anche noi festeggiamo la Natività e non solo il Natale, stiamo nelle stesse condizioni dei Magi, che da Oriente son venuti per adorare questo bambino. Che la nostra vita, presente e futura, sia segno di adorazione per il bambino che è nato per noi e che tutti gli auguri possibili che ci facciamo siano espressione e ricerca del vero bene a cui tutti noi dobbiamo sempre tendere.
Buona Natività a tutti!
21 dic
Mi riaffaccio in punta di piedi all’uscio di questo blog che, nonostante la mia assenza, vede crescere anche in maniera corposa i contatti (stiamo a più di 7000 ingressi unici… ma, mi chiedo, perché non corrispondono a questi anche ulteriori commenti?), per staccare la spina dai vari post riguardanti la scuola e curiosare un po’, meno dormiente del solito, tra la merd.. melma della società in cui si sta vivendo questa nostra parte di esistenza.
Tutti voi avrete sicuramente sentito le ultime vicende legate allo scandalo Berlusconi – Saccà con le relative intercettazioni. Chi non lo avesse fatto, può sempre andare qui.
Cosa ne esce fuori? Quale giudizio dare a proposito? Cosa dire oltre a quanto già magistralmente espresso da Curzio Maltese su Repubblica.it?
Intanto un profondo senso di nausea. Giudizio sicuramente personale e legato al mio senso morale (ed etico) della politica e dello stato, strettamente connesso al forte valore comunicativo che le tecnologie di massa (leggasi la Televisione, soprattutto se statale) danno.
Poi un modo di argomentare e dialogare veramente infimo e non certo corrispettivo di quel ruolo, o status, loro dovrebbero avere in virtù di incarichi di responsabilità o per mandati popolari.
In una discussione con un amico, durante una sessione di chat, evidenziavo alcuni punti che qui (forse non fedelmente) riassumo:
Non esce nulla di penalmente rilevante, sia ben chiaro, quanto però (come intuisce giustamente Maltese) il senso di quello che è stata (e che è) la politica odierna in Italia, grazie a figure come un Berlusconi qualsiasi che si permette ancora di comandare.
Attenzione: non sto dando alcun giudizio positivo all’attuale maggioranza. La questione morale che la sinistra ha fortemente portato avanti, quasi a vanto, trova il suo più alto limite in questi giorni, con la totale accidia nei confronti delle riforme e il disprezzo più alto verso dei magistrati, leggasi De Magistris e la Forleo, che stanno toccando la casta dei politici e dei loro più sporchi interessi.
Quello che voglio mettere in evidenza è il punto di non ritorno che i politici attuali stanno oltrepassando. Non ho paura a chiamare le cose col loro proprio nome: se continua così presto l’Italia e gli italiani si incazzeranno seriamente e tutto ciò potrebbe sfociare in una rivoluzione; forse non nel sangue, forse solo sociale o intellettuale, ma non ce la si fa più, come si dice a Roma.
Anche perché quello che più fa crescere il disprezzo e il senso di nausea non è la singola vicenda, che solo utopisticamente potrà mai non avere luogo, quanto in una duplice indifferenza-omissione: la prima, relativamente ai protagonisti della vicenda, che attaccano sull’apparenza della denuncia (la questione della pubblicazione su un sito internet, i presunti attacchi alla loro persona e così via) senza entrare nel merito dell’accusa, ovvero le tesi sopra riportate. In un paese normale basterebbe la metà delle intercettazione ascoltate per far cadere due teste.
In un paese normale, non in Italia.
29 nov
No, non parteciperò a nessuna edizione del Grande Fratello, tranquilli!
L’esser nominato è proprietà intrinseca di una chiamata giuntami, fresca fresca, stamane dal CSA (già Provveditorato) per una cattedra, in realtà uno spezzone orario, fino al 30 giugno.
Gaudio e tripudio, potete immaginare. La nomina è un traguardo da tutte le persone in graduatoria (i precari della scuola, per intenderci) agognato.
Ora però son capperi amarissimi!
Sarò il nuovo prof di filosofia in un liceo tecnologico di una delle scuole più conosciute a Roma.
Che bello, direte voi! Aiuto, chioso io.
Sì perché mi dovrò fare un mazzo per re-imparare tutto quello che, l’anima dei professori nullafacenti-fancazzisti-menefreghisti-corrotti che mi son trovato davanti, non ho avuto modo di fare durante la mia carriera scolastico-universitaria.
Sia ben chiaro, non mi spaventa il lavoro personale di continuo studio e aggiornamento; resta però difficile e pieno di emozioni ambivalenti quel delicato rapporto con le classi nuove che si andrà ad instaurare nei prossimi giorni e dal quale dipende un parziale successo, o insuccesso, di un professore. Utilizzando una metafora calcistica, diciamo che gioco fuori casa e debbo fare la partita della mia vita (una delle prime partite, è chiaro)!
Detto questo, rimbocchiamoci le maniche, andiamo avanti e, con umiltà, passione, studio e abnegazione, spacchiamo il mondo!
Ad maiora!
21 nov
“Ci fa un culo così ma è bravo!”
Son belle soddisfazioni per un prof sentirsi dire queste parole da una studentessa… veramente!
PS
Ciao ciao
8 nov
Era calda la classe con il modesto calorifero che compiva al meglio il suo semplice dovere; il panorama non tradiva nessun giudizio estetico ma contemplava una marmorea vita che apparteneva al grembo del medesimo plesso.
Non ricordavo così tanti banchi in uno spazio altrettanto vasto: troppi anni sono passati e in questi anni si è pian piano modificata la prospettiva con cui filtro l’immensa quiete che mi è intorno.
Un attimo…. quiete? Non mi avevano forse detto che la prima era una classe molto confusionaria?
Stacco il mio spirito estetico e mi volto, finalmente, verso i banchi: vuoti; continuo il mio giro cervicale verso la cattedra: priva di registro! Mi incammino verso il centro smistamento informazioni presente al centro del Terzo Piano, Corridoio Lungo (il banco con due bidelle, NdR) che mi avvisano che la classe era uscita alle 12 e, di conseguenza, non era stata avvisata della presenza del sottoscritto, ad oggi supplente pro minimo tempore nella loro classe.
“Ah beh, iniziamo bene!” penso interdetto e, subito, dopo aver colloquiato con la vice preside, vengo indirizzato, supplente del supplente che alfin realmente supplisce, in un quarto dove, simpaticamente, mi accoglie uno studente della suddetta classe che, appena compreso il mio ruolo e con una pacca sulla spalla si rivolge a me dicendo: “In bocca al lupo”!
“Aridaje” continuo a pensare io!
Fortuna volle (con l’intercessione di Santi vari) che alcuni di loro, ovvero quelli che né sentivano l’I-POD, né giocavano col cellulare, ripassavano filosofia e così, con un discreto savoir-faire (si scrive così?) e qualche azione pedagogico-didattica improvvisata, supero anche questo esame, certo non ultimo!
Pensare poi che la giornata era iniziata con tre, dico 3, ore di buco e che prima che queste si materializzassero in un cappuccino preso in un limitrofo bar con sottofondo di Radio Rock, mi aveva accolto un ancora da correggere ortodonticamente sorriso al grido di: “PROOOOOFFFFFF! Sono la figlia della sua alunna del corso pomeridiano, all’altra scuola!”
Ecco, insegnamento familiare… che forza ragazzi!
Beh, domani assemblea…lunedì elezioni rappresentanti di classe più uscita didattica del terzo…. è questa la scuola pubblica?
Ora che ci penso, mi piacerebbe tornare al caldo di quel calorifero ligio al dovere…
3 nov
Siamo tutti scossi dalla triste vicenda della (come dicono le tv e i giornali) donna seviziata e uccisa nei pressi di Tor di Quinto, periferia a nord di Roma.
Non sono sicuramente i romani a essere impressionati da questo assassinio, soprattutto per la brutalità con cui è stato compiuto.
Da questo blog parte ovviamente un forte abbraccio al marito e ai conoscenti stetti di Giovanna Reggiani.
La discussione però si sposta inevitabilmente sul problema immigrazione/legalità.
Non ho certo le competenze necessarie per intavolare una tavola rotonda a riguardo e di fronte a queste cose, come ad altre (Delitto Cogne e così via), preferisco un giusto distacco nell’esprimere opinioni personali, spesso deviate dal qualunquismo mediatico che costantemente ci bombarda.
Qualcosa però che afferisce alla mia sensibilità immediata vorrei dirla: non generalizziamo e non facciamo la caccia ai mostri.
Questo per alcuni motivi base:
Chi vi parla è favorevole ad un’immigrazione, controllata e degna di uno stato civile; aborra la Bossi-Fini così come i diversi CPT e comprende, allo stesso tempo, quanto sia complesso e oneroso per lo stato sociale poter dare assistenza e alloggio a tutti quelli, realmente figli di nessuno, che chiedono solo il permesso di una seconda vita (perché altrove rischierebbero di perdere anche la prima) in questo paese, sempre più indirizzato allo sfacelo, ringraziando i nostri politici dal 1948 a questa parte.
Concludo con una canzone, di Francesco De Gregori, chiamata appunto Due Zingari:
Ecco stasera mi piace così
con queste stelle appiccicate al cielo
la lama del coltello nascosta nello stivale
e il tuo sorriso trentadue perle
così disse il ragazzo nella mia vita non ho mai avuto fame
e non ricordo sete di acqua o di vino
ho sempre corso libero, felice come un cane.
Tra la campagna e la periferia e chissà da dove venivano i miei
dalla Sicilia o dall’Ungheria
avevano occhi veloci come il vento leggevano la musica
leggevano la musica nel firmamentoRispose la ragazza ho tredici anni
trentadue perle nella notte
e se potessi ti sposerei per avere dei figli
con le scarpe rotte
girerebbero questa ed altre città
questa ed altre città a costruire giostre e a vagabondare
ma adesso è tardi anche per chiaccherare.E due zingari stavano appoggiati alla notte
forse mano nella mano e si tenevano negli occhi
aspettavano il sole del giorno dopo
senza guardare niente
sull’autostrada accanto al campo
le macchine passano velocemente
e gli autotreni mangiano chilometri
sicuramente vanno molto lontano
gli autisti si fermano e poi ripartono
dicono c’è nebbia, bisogna andare piano
si lasciano dietro un sogno metropolitano.
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