Nella memoria collettiva, nella verità narrativa, nel dramma personale e nella gioia comunitaria… il pensiero dell'uomo è alla base della sua libertà. Questo è il blog di Marco Caporicci ;)
27 mag
Inizia la stagione che temevo e che preannunciavo allorquando commentavo, tra amici e parenti, sull’avvento della destra al governo e dell’Alemanno romano.
Non mi sorprende leggere quindi su repubblica.it l’articolo riguardante un pestaggio avvenuto proprio oggi alla Sapienza di Roma.
Ora i collettivi si riuniscono, gli altri continuano i pestaggi… bentornati negli anni ’80/’90, quando c’era lotta politica tra le strade di Roma.
Resta evidente che da parte mia non può esserci altro che un atteggiamento di fondo, qui riassunto:

Roma è e resterà sempre antifascista.
26 mag
No, dico… meno male che la scuola sta per finire.
Alzo lo sguardo e vedo quattro pacchi di compiti da correggere al più presto. Dai dialoghi platonici fino alle domande aperte sull’anziano: una varietà da far impallidire qualsiasi gelateria con i vari omologhi alla nutella…
Vabbè, sursum corda come si dice nei bassifondi di Civita Castellana, e fatemi iniziare a far qualcosa, che poi voglio andare a correre, se je la faccio
Ciao!
26 mag
Chi mi conosce personalmente, come dal resto anche chi spulcia le mie cosette su internet, sa quanto sono De gregori addicted. Lo seguo sin da quand’ero bambino, circa 9, 10 anni, e mettevo in continuazione la cassetta La storia siamo noi, una raccolta di ancor più vecchi successi. Da quel momento in poi la conoscenza del cantautore romano non ha fatto altro che divenire sempre più corposa in qualità e numero di sue canzoni, grazie anche all’opera di un mio compagno di liceo che mi introdusse, tramite altrettante cassette copiate da vinili, ad alcune tra le sue canzoni meno conosciute.
Amore al primo ascolto, inutile dirlo, canzone dopo canzone e rewind dopo rewind.

Il tempo però passa per tutti, me compreso, e la produzione del buon Francesco assunse stili che divisero sempre più la folla, pur affezionata e costante nel seguirlo.
Album particolari, rivalutati poi nel tempo, furono Amore nel Pomeriggio e, dopo quattro anni di assenza di materiale inedito, Pezzi. Diversi per costruzione musicale, per linguaggio e per band annessa. Diversi perché intervallati da diosolosaquanti live o robacce del genere.
L’animo rock di Pezzi, per certi versi analisi di una società contraddittoria e infelice perché divisa fin dal suo interno, lascia il posto a Calypsos, album decisamente più intimo che ha come oggetto il cuore, i suoi sentimenti e i suoi luoghi.
Un tentativo di completare un quadro esistenziale (?) viene qui pensato e reso forma musicale attraverso l’uscita di Per brevità chiamato Artista.
Lo ammetto: al primo ascolto l’ho definito imbarazzante. Perché? Perché ci sono alcune canzone che proprio non mi entrano, che non le vedo per nulla in questo (come dal resto in nessuno) degli album con tag Artist corrispondente a De Gregori.
Andiamo però per ordine e vediamone una per una, cercando di analizzarla con calma e onestà (la mia onestà, ovviamente
).
Doppio come l’innocenza, se fosse Abele sarebbe Caino [...]
Perdonami se sto lontano e cercami vicino [...]
Invitali stasera a cena basta che mi chiami
Ascoltami parlare e lacrimare insieme [...]
Ma tu davvero lo vuoi vedere? Chi vuole scendere scenda pure ma chi c’è stato non ne vuole più sapere [...]
E cantò l’Ave Maria, almeno i versi che ricordava mentre fissava sui vecchi muri la propria ombra che lo seguiva
Come sabbia nel tempo di trasformava
e però esisteva
e si incarnava
e a volte ero sicuro che nasceva
e che ricominciava
non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume
ma il tempo è inesorabile
lascia che cada il foglio dove sta scritto il nome [...]
e non guardare il tempo
il tempo non ha senso;
domani sarà tempo
di cose nuove
Cosa resta di tutto ciò? Tristezza ma certezza che è solo un’esperienza che forse potrà essere rinnovata
ed ho provato un poco di tristezza
ma nemmeno tanto
Un bel disco, tutto sommato, che può piacere sempre più attraverso un ascolto continuo. Resta la mia diffidenza per talune canzoni.
25 mag
Di chi è la notte se non di chi tende all’alba e lì dirige lo sguardo e il pensiero?
Di chi è la notte se non di chi confonde l’orario segnato dall’orologio e incautamente continua il suo cammino?
Di chi è la notte se non degli amanti che nel contatto delle loro labbra e del loro sesso giungono fino all’eterno e all’infinito?
Di chi è la notte se non degli amici che sorridano e scherzano l’un l’altro senza termine e decenza?
Di chi è la notte se non di chi spergiura e grida alla luna il suo inconsolabile dolore?
Di chi è la notte se non di chi gioca e seduce?
Di chi è la notte se non di chi cresce e sperimenta, sbaglia, cade e si rialza?
Di chi è la notte se non di chi pone al buio ogni sua opera sperando che altri non vedano e non sentano?
Di chi è la notte se non di chi vuol conoscere e assaporare il gusto della vita?
Di chi è la notte se non di chi scherza e si diletta a stuzzicare l’altro?
Di chi è la notte se non di chi ascolta la musica e ne gusta il suo significato nel surreale silenzio intorno a lui?
Di chi è la notte se non di chi egoisticamente vuole o melanconicamente lascia?
Di chi è la notte se non dell’amico che attende invano amici?
Di chi è la notte se non di chi è in attesa e attendendo sospira e sospirando soffre?
Di chi è la notte se non di chi prega che giunga la luna a illuminare le lacrime sul suo volto scuro?
Di chi è la notte se a narrarla son io che non ho queste notti?
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