Nella memoria collettiva, nella verità narrativa, nel dramma personale e nella gioia comunitaria… il pensiero dell'uomo è alla base della sua libertà. Questo è il blog di Marco Caporicci ;)
16 lug
Da molte parti si dice sempre che a ogni cambio di anno o a ogni data importante è giusto fermarsi e riflettere, facendo un vero e proprio punto della situazione della propria vita. Io che sono cresciuto a mozzarelle di bufala e zabaione (tutto mischiato e di prima mattina) strizzo l’occhiolino a questa massima ma più di tanto non oso smuovere quell’immenso masso intrecciato che è la mia (in)coscienza.
Andiamo con ordine però.
Di quale importantissima data sto parlando?
Ma non siamo al 16, direte voi, che c’entra il 29? Ce li giochiamo al lotto?
Se volete sì, ma nel 16 di questo mese io compio 29 di quegli anni che un po’ tutti abbiamo, chi più chi meno.
Così, in un mondo che mi sta dando sempre meno soddisfazioni e mi porta sempre più in quel mondo realistic-pessimista che fuggivo come peste fino a qualche anno fa, sono ancora aggrappato a quel 2-, prefisso tardo adolescenziale, benché ormai sia pienamente proteso verso i cosiddetti enta che mi aspettano al varco!
Ad ogni modo, smetto di autocommisserarmi e vabbè, vi saluto, che ormai le rughe stanno comparendo a due a due finché non diventano dispari sul mio faccino da schiaffi!
Ciao ciao
2 giu
Buon 2 giugno a tutti!
Vabbè, non che sia così patriottico da mettere bandiere o chissà che cosa, però son feste belle: ci dobbiamo tenere un po’ tutti e sempre assieme dobbiamo pure compiere una riflessione.
Nel titolo parlavo di fratellanza italica; già, siamo in grado di compiere una vera e propria fratellanza in questo paese pieno di contraddizioni e di rifiuto dello straniero?
Non siamo forse noi che da millenni abbiamo sul nostro suolo le più svariate popolazioni, noi stessi incrocio e innesti di sangue, razze e culture? Non siamo forse il paese di riferimento di un Mediterraneo che ha perso la sua coscienza storica? Non abbiamo per secoli esportato cultura, arte, musica e calore umano prima ancora che vergogna, mafia e conflitti d’interessi? Non siamo forse stati noi i primi clandestini in terre straniere?
Buon 2 giugno allora e siamo consapevoli di far parte di un paese straordinario e pieno di risorse, terra bellissima e disgraziata (come diceva Borsellino parlando della Sicilia), che chiede solo un patriottismo di umana fattura e non di un cieco contrattualismo xenofobo.
Saluto e concludo con l’inno, ovviamente, interpretato e suonato (niente cantato, per il testo rivolgetevi altrove) in chiave Jazz!
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